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La rabbia può nascondere tanta fragilità

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La rabbia può nascondere tanta fragilità

Oggi Marzia la nostra Psicologa, nella sua rubrica “La psicologa racconta”, affronta un tema importante e delicato come la rabbia. Questa emozione, a volte anche dirompente nei bambini, ha molte sfumature. In questo racconto Marzia ci porta a scoprire quanta fragilità possa esserci dietro la rabbia.

La psicologa racconta…

I genitori di Amanda si rivolgono al mio studio per iniziare un percorso di psicoterapia per la figlia. La bambina presenta una conflittualità intensa con la mamma e una difficoltà di relazione con i compagni di classe che sembrano escluderla dalle attività di gruppo.

Quando inizia la terapia Amanda ha sette anni e frequenta la seconda elementare. I genitori sono separati da quando la bambina aveva quattro anni. Vive con la mamma e vede regolarmente il papà ogni settimana.

Il papà si è risposato e ha avviato da qualche mese le pratiche per una richiesta di adozione. Questo sembra essere un ulteriore motivo di turbamento per Amanda.

La mamma è preoccupata per la bambina che vede infelice e che vorrebbe vivesse un’infanzia serena. Il padre non riscontra alcun problema con la figlia: con lui sembra essere una brava e obbediente bambina. Dai colloqui con i genitori, infatti, emergono due Amanda molto diverse: una triste e arrabbiata e un’altra docile e tranquilla.

La prima volta che incontro Amanda sono colpita dal suo sguardo misto tra il triste e l’arrabbiato. È una bambina piccola con lunghi capelli neri e grandi occhi che scrutano profondamente. Entra subito in relazione con me seppure in maniera aggressiva e conflittuale negando qualsiasi possibilità di dipendenza dall’altro.

Mi trovo così di fronte una bambina la cui rabbia sembra celare una profonda tristezza con cui penso non riesca a entrare in contatto.

Amanda mi riporta, attraverso i suoi giochi, tutto il suo malessere. Mi sfida, mi lancia i giocattoli addosso e sui muri della stanza. Ogni seduta è una sfida e una messa alla prova continua. Sento che in queste situazioni l’impegno fisico è quasi totale. A fronte delle sue turbolenze pensare diventa difficile. In quei momenti io stessa divento l’Amanda che pensa di non essere stata una bambina attraente capace di tenere in casa il papà mentre lei diventa un oggetto svalutante. In questi scambi mi è evidente come la sua rabbia sia un modo per evitare il doloroso contatto con la perdita.

Durante ogni seduta Amanda ha in mente un’attività da svolgere: questo mi rimanda al suo bisogno di controllo come se lei potesse garantirsi, solo in questo modo, la vicinanza con l’oggetto. Alcune volte è la maestra severa che impone le sue regole senza possibilità di contrattazione. Altre è un’artista creativa che porta la sua vitalità. Altre volte mi propone semplicemente il gioco della pallina: mentre lei lancia la palla contro il muro devo contare i rimbalzi nella mia mente. Attraverso il costante controllo sembra che Amanda desideri inconsciamente assicurarsi che io la tenga in mente ma allo stesso tempo satura ogni spazio tra noi impedendo la nascita di nuovi pensieri.

Nel corso del lavoro terapeutico a fianco dell’opposizione e del controllo compaiono momenti di tenerezza dove Amanda porta il suo bisogno di essere accolta.

Trascorso un anno dall’inizio della terapia decide di costruirsi una casetta con gli oggetti della sua scatola e i mobili della stanza, forse come quella che sente di avere trovato nella relazione terapeutica. Inizia a fare l’esperienza di come lo spazio della terapia possa offrirle ciò di cui sente bisogno.

Impiega molto tempo a sistemarla: a volte diventa un rifugio nel quale si nasconde, altre volte è il luogo dove possiamo stare insieme, quando mi invita a entrarvi e mi parla di sé. Amanda sembra avere trovato uno spazio sufficientemente sicuro dove si sente accolta e compresa.

Il lavoro terapeutico ha una importante ricaduta sul mondo esterno: con i compagni sembra riuscire a trovare un buon modo di stare insieme e gradualmente è sempre più inserita e accettata nel gruppo. La mamma mi riporta un miglioramento nel rapporto con lei, sentendosi meno impotente e incapace.

Amanda continua il suo percorso verso la crescita. Si avvicina il momento dell’arrivo del fratellino o della sorellina. Riesce a esprimere la sua gelosia e i suoi timori per questo nuovo arrivo, che teme possa portarle via dello spazio nella mente del papà.

Il percorso terapeutico ha permesso ad Amanda la relazione con una figura nuova, stabile e comprensiva. In tal modo Amanda ha potuto dar vita a un clima interno di maggiore fiducia che la sostiene in una relazione con il mondo.

Al momento del nostro saluto è più capace di ascoltare le sua conflittualità interna: il clima emotivo prima improntato alla rabbia e al senso di colpa a esso collegato ha lasciato il posto a una maggiore fiducia nella capacità di sentire e di esprimere i suoi sentimenti. Ciò le consente di affrontare più benevolmente anche le relazioni esterne.

Il viaggio percorso insieme le ha offerto sufficienti risorse interne per affrontare la sua crescita.

Noi, qualche tempo fa, abbiamo parlato della rabbia. Ve lo ricordate?

Vi lasciamo la mail di Marzia per eventuali consulenze personali: marzia.caristo@gmail.com

Se avete domande in merito alla storia raccontata potete lasciarle nei commenti 💪🏻⬇️

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