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“Uff!”, parliamo un po’ di noia

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“Uff!”, parliamo un po’ di noia

In questo periodo di vacanza si lavora a distanza, anche con Jolanda.
Le note vocali di whatsapp lunghe quanto una chiamata 😅 e le conference call degne delle migliori manager newyorkesi 😅 sono all’ordine del giorno 💪🏼

Jolanda oggi parliamo un po’ della noia e questa domanda ci frulla per la testa da tanto tempo: dobbiamo preoccuparci quando i nostri figli si annoiano?

A volte la noia viene demonizzata. A mio avviso il bambino ha il diritto a volte anche di annoiarsi senza che questo dia eccessiva preoccupazione al genitore. Papà e mamma hanno il dovere di stimolare il proprio figlio, tuttavia senza eccedere. Il bambino deve avere anche dei tempi morti. Anche perché i genitori non sempre possono essere al 100% a disposizione dei propri piccoli. Ecco che il bimbo imparerà a giocare da solo e a stare anche in dolce compagnia di se stesso, preparandosi alla vita vera, in cui da adulto dovrà organizzare tempi e spazi, trovare interessi e passioni, e non sempre essere in compagnia di altri.

Ciò che ho maggiormente apprezzato in “UFF!” sono i genitori che stanno a guardare, in disparte, permettendo al figlio di scoprire delle risorse al fine di uscire da un’attitudine del suo temperamento: la noia. Da solo, con le sue stesse forze, Uff impara a essere creativo, ed esce spontaneamente da uno stato quasi patologico di noia. S’investe di un nuovo ruolo, quello del re; crea con la fantasia e anche materialmente con le mani e con il materiale a sua disposizione; inventa un castello, i sudditi, una nuova vita, nuove attività da svolgere. Attraverso questo viaggio all’interno della creatività e dell’inventiva, avverrà una catarsi ed egli trasformerà se stesso fino a divenire finalmente felice e appagato.

Altro importante punto da sviscerare è ancora una volta il rispetto della peculiarità di Uff. I genitori non intervengono per stoppare la caratteristica di Uff che è la predisposizione verso la noia, ma lo rispettano, lo lasciano fare e soprattutto gli permettono di essere se stesso.

Vi è mai capitato di vedere genitori, parenti e amici che si relazionano con dei bimbi sollecitandoli di continuo a parlare, rispondere, giocare, attivarsi, senza un attimo di tregua? Che cosa avete pensato? Lo fate anche voi con i vostri piccoli?

Molto utile 😊, grazie Jolanda 😘

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