Categorie Approfondiamo con la Counselor

Spunti di riflessione sulla madre – Prima parte

Pubblicato il
Spunti di riflessione sulla madre – Prima parte

Le mani e lo sguardo della madre

Il neonato viene a contatto prima di ogni altra cosa con le mani della propria madre. Infatti la madre accoglie la vita del figlio con le proprie mani e lo salva, assumendo una funzione simbolica di madre salvifica o primo soccorritore. Il secondo contatto tra madre e neonato avviene attraverso lo sguardo.

Molto dipenderà dal primo sguardo che egli incontrerà e l’accoglienza della madre attraverso i suoi occhi sarà determinante per lo sviluppo della personalità del bambino divenuto adulto. Sarebbe auspicabile che il suo sguardo fosse accogliente, riconoscente (nel senso io ti vedo, ti riconosco) e gioioso perché avrà un impatto sul neonato totalmente diverso dallo sguardo depresso, triste o peggio ancora rifiutante o assente della stessa.

Peter Schellenbaum nel suo libro “La ferita dei non amati” spiega molto bene che ogni adulto non riconosciuto e non amato nell’infanzia ricercherà disperatamente lo sguardo di sua madre in ogni amato/amata che incontrerà. Le possibilità che egli si innamori di una persona con lo stesso sguardo assente o sfuggente sono alte. Per questo motivo è importante che ogni figlio sia davvero desiderato e che non abbia mai l’impressione o il dubbio di essere figlio del caso, o peggio ancora di non essere stato voluto.

Senza le cure materne il neonato non sopravvive

Secondo alcuni studi di Renè Spitz (psicanalista austriaco, 1887-1974) il 60% dei bambini presi in esame con meno di un anno di età, nonostante ricevessero nutrimento e cure igieniche, deprivati dal contatto, andavano incontro al marasma, ovvero a un lasciarsi andare per inedia: non potendo vivere senza amore, senza coccole e carezze, senza contatto, si lasciavano morire. La deprivazione di contatto o, come lui l’ha definita, la deprivazione o carenza di cure materne, origina un quadro clinico che intacca ogni aspetto dello sviluppo del bambino: fisico, psicologico e affettivo.

Secondo John Bowlby (psicologo e psicanalista britannico, 1907-1990) più precoce è la deprivazione di contatto subita dal bambino, più gravi sono gli effetti negativi che genera. Il danno più grave della deprivazione di contatto è sul piano affettivo: l’affettività, infatti, è il modo in cui noi entriamo in relazione con l’altro e ci permette di costruire legami duraturi nel tempo; il bambino che ha vissuto una deprivazione di contatto è incapace di costruire relazioni.

La cura che la madre deve rivolgere al figlio è una cura particolare che dà un senso alla sua vita e non può essere una cura anonima. Questa cura particolareggiata rende ogni bambino un figlio unico e insostituibile. Il prendersi cura da parte di una madre amorevole e consapevole deve ovviamente inglobare, tra l’altro, il contatto fisico, le carezze, gli abbracci, i baci, e in generale le coccole.

Ti ho desiderato e fortemente voluto

Dagli spunti precedenti potremmo dedurre che l’unico alimento o elemento necessario a un neonato è il desiderio della madre verso suo figlio. L’amore che una madre deve trasmettere al figlio non è un amore generico e riflette questo desiderio. Secondo Massimo Recalcati (psicanalista italiano, 1959) la prima eredità del bambino è proprio questa attesa, questo bramosia della madre. Non è un amore in generale per la vita, ma per quel figlio particolare, per questo motivo è importante il nome proprio del bambinoIo amo te per ciò che sei, proprio per i tuoi difetti e non nonostante i tuoi difetti.

Nel caso di un’attesa narcisistica accade invece che la figura materna (o il padre o la famiglia) immagini un bimbo ideale che sarà nella verità sostituito da quello reale, disattendendo le aspettative. Il rifiuto o la pretesa di rendere il figlio a propria immagine e somiglianza è deleterio per la personalità presente e futura del bambino. Come già detto, il messaggio di una madre al figlio può riassumersi con:

Ti ho desiderato e fortemente voluto. Ti ho atteso. Non sei qui per caso, ma per precisa volontà.

Paradossalmente non importa chi ha desiderato crescere ma soprattutto amare questo figlio, nel senso che non deve essere necessariamente una madre biologica, può esserlo anche una adottiva. Massimo Recalcati insiste molto sulla genitorialità non necessariamente biologica, sostenendo anche che i rapporti meglio riusciti sono spesso con genitori adottivi.

Continuate a seguirci… non perdetevi la seconda parte… usciremo con un nuovo post tra qualche giorno 👍🏻💪🏻

Rispondi