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L’essenza dell’essere figlio – Parte 2

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L’essenza dell’essere figlio – Parte 2

Infanzia e adolescenza, due periodi fondamentali nella vita di un figlio scanditi da altrettanti bisogni essenziali.

Bisogni del figlio – Infanzia

Durante l’infanzia il bambino dipende totalmente dall’altro (madre, padre o adulto di riferimento) senza il quale non può sopravvivere.

Ecco i suoi bisogni fondamentali.

  • Seno: il figlio ha bisogno del seno della madre che simboleggia la cura, il nutrimento, ma anche la vicinanza, l’affettività, il contatto fisico, il “Eccomi, io ci sono” della mamma. Vi ricordate degli studi di Spitz e Bowlby?
  • Segno: il figlio ha bisogno del segno che è simbolicamente e materialmente amore, presenza dell’altro (madre, padre, famigliari, o adulti di riferimento). Per segno intendiamo anche il linguaggio e la parola. Senza la parola del genitore, il bambino può avere gravi ripercussioni. Segno e parola simboleggiano le seguenti azioni fondamentali per la crescita dei figli: a) presenza presente dell’altro (la ripetizione è voluta e significa esserci davvero, completamente); b) risposta dell’altro; c) l’affermazione “eccomi!” dell’altro.

Bisogni del figlio – Adolescenza

Durante l’adolescenza il figlio ha bisogno di spazi aperti, libertà e sperimentazione. Il padre o la madre non dice più “Eccomi!”, ma dice “Vai!”.

Ritorniamo alla Parabola del figliol prodigo. Il padre consapevole ha fiducia nel desiderio del figlio anche se il figlio sarà eretico e dissiperà l’eredità. Guardate il dipinto di Rembrandt, che accompagna questo post, ritrae appunto il padre e il figlio di tale parabola. Vedrete che una mano del padre è maschile e l’altra è femminile. Stanno a rappresentare una mano del padre e una della madre in quanto il padre, che solitamente detta la legge, non castiga come dovrebbe, ma accoglie con amore (come farebbe una madre). La figura del padre ingloba entrambi i ruoli materno e paterno.

Nella parabola il primogenito, quello che è rimasto a casa con il padre, rimane sconcertato perché non ha fatto altro che ripetere i passi genitoriali soddisfacendo desideri e aspettative. Si trova di fronte a un genitore che elogia chi, a differenza di lui, se ne è andato sperperando l’eredità. L’errore di tale figlio (primogenito) è che ha tradotto l’eredità del padre in una fedeltà passiva che lo porta a replicare il genitore stesso, a differenza del secondogenito errante che percorre un suo cammino, sulle proprie gambe, con i propri passi. Il secondogenito è il giusto erede perché eretico e perché in grado di ereditare personalizzando tale lascito con la sua personale e autonoma esperienza di vita.

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