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La scuola che desideriamo per i nostri figli

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La scuola che desideriamo per i nostri figli

Siamo giunti all’ultimo capitolo di queste riflessioni sulle puntate condotte da Massimo Recalcati in Lessico Famigliare. Questo viaggio, partito dalla “madre” proseguito con il “padre” e con il “figlio“, si conclude con un argomento controverso e che a noi sta molto a cuore: la scuola.

La vecchia scuola, che non esiste più, e meno male che non esiste più, della quale non dovremmo avere alcun rimpianto (degli anni ’50 – ’60, prima delle riforme del ’68) si basava fondamentalmente su disciplina, gerarchia e obbedienza. Era come se la verità trasmessa non potesse avere diverse forme e sfaccettature, ma dovesse essere unica, e lasciava poco spazio alla creatività, all’immaginazione, all’autonomia dell’allievo.

Secondo Massico Recalcati la scuola ha due anime: a) il dispositivo e b) la scuola della luce.

a) Per dispositivo si intende la scuola della programmazione, delle regole e regolamenti. La scuola è importante perché le sue regole si diversificano da quelle della famiglia. Uno degli svezzamenti del bambino avviene proprio in questo salto dalla famiglia alla scuola ed è un passo decisivo nella sua crescita.

b) La seconda anima è rappresentata dalla scuola della luce. La lezione equivale a una esperienza di luce. La parola del maestro deve portare un’illuminazione nell’alunno. L’esperienza dell’apprendimento non può e non deve essere solo cognitiva.

Il bravo maestro illumina il testo e fa percepire la sua vibrazione e il corpo dell’alunno vibra a sua volta nell’ascolto e nell’apprendimento. Il vero maestro porta non solo la luce, ma anche l’inesauribilità del testo. In ogni testo c’è una parte che non è spiegabile e il maestro deve evidenziarla. Sarà proprio questa parte che farà sorgere la curiosità nell’allievo, che andrà a rileggere e rivedere tale argomento. Un esempio sono i testi classici chiamati così perché ci costringono a leggere ancora e ancora.

Il testo classico si rivela inesauribile ad ogni lettura e a ogni interpretazione.

Ancora è la parola dell’amore (ne voglio ancora…). L’incontro della lezione e quindi dell’illuminazione è un incontro d’amore. Il vero maestro non è proprietario del sapere, ma desidera il sapere, è un amante del sapere. Solo in questo modo l’allievo sarà contagiato dal desiderio del maestro. È la vocazione al sapere del maestro che genera la vocazione al sapere dell’allievo. Il primo compito del maestro è proprio portare il fuoco, ovvero accendere il desiderio del sapere.

La lezione dà origine a due miracoli: a) il libro diventa corpo e l’allievo diventa amante; b) la scuola è un luogo d’incontri.

a) Il corpo è il libro a cui dedichi tempo, pazienza, curiosità, lettura. Il maestro erotizza il sapere e rende erotici gli oggetti del sapere. L’allievo diventa l’amante che vuole annusare e toccare il libro, oggetto d’amore.

b) In questa fase della giovinezza avviene il miracolo dell’amore. La scuola deve avere la funzione di prevenzione primaria introducendo il miracolo dell’incontro e dell’amore. La scuola è il luogo dove possiamo sperimentare l’innamoramento.

La scuola è il più grande vaccino per trattare il desiderio di morte che s’impossessa dei nostri figli. Dove c’è cultura, infatti, c’è desiderio di vita.
(Pier Palo Pasolini)

I due rischi della scuola: a) aziendalizzazione e b) parco giochi.

a) L’aziendalizzazione, ovvero il fatto che la scuola assomigli a un’azienda, un’unità produttiva. I termini che la riguardano (ad esempio crediti, debiti) provengono dalla dimensione economica e non umanistica.

b) Il secondo rischio è che la scuola diventi un parco giochi e gli insegnanti siano costretti a divenire prestigiatori per assicurarsi di attirare l’attenzione carente degli alunni.

Massimo Recalcati, e sicuramente non solo lui, propone una terza via, che premi l’irregolarità e la stortura della scuola stessa e dei suoi allievi. Una scuola che valorizzi il talento dell’allievo in una particolare materia (o più di una) anche se a discapito di altre materie in cui l’allievo stesso non eccelle o dalle quali non è attratto.

Anche i genitori, e non solo gli insegnanti, devono avere fede nell’orientamento del figlio. Questo rafforzerà quello stesso desiderio. La famiglia e l’insegnante non devono avere piani, aspettative o programmi per il figlio o allievo. Il vero orientamento del figlio è il suo desiderio, niente altro.

Sono gli allievi a dare l’autorità al maestro nel momento in cui lo percepiscono come autentico e come depositario del sapere e portatore di verità. L’insegnante non può imporre la propria autorità.

Il vero maestro riconosce la lezione giusta se egli stesso ha imparato in quella lezione qualcosa di nuovo. Il vero maestro rende sempre nuova una lezione, anche se la materia è sempre la stessa, utilizzando parole sempre diverse: solo in questo modo la può scoprire differente.

Gli esseri umani non sono uniformi. Ciascuno ha la sua misura di felicità e ciascuno ha i suoi desideri che fanno sì che il suo rapporto col sapere sia unico e irripetibile.

E ora una triste ammissione…

Per quanto ci riguarda nel nostro excursus scolastico non abbiamo avuto la fortuna di incontrare un vero maestro che ci abbia acceso il fuoco. Abbiamo però sempre avuto delle famiglie consapevoli che ci hanno sostenute e che hanno creduto nei nostri talenti. Sicuramente è questo che faremo anche con i nostri figli, nella speranza che loro possano trovare almeno un vero maestro che accenda in loro il desiderio del sapere 💪🏻❤️

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