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Essere padre: spunti di riflessione – Parte 2

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Essere padre: spunti di riflessione – Parte 2

Come già detto in “Essere padre: spunti di riflessione – Parte 1”, siamo oggi testimoni di una evaporazione della figura paterna. I ruoli si sono confusi, i padri fanno i figli e i figli fanno i padri. Il genitore adulto si comporta come un adolescente, si veste e parla come tale, gioca con i giochi dei propri figli. I padri desiderano fortemente essere riconosciuti dai propri figli e non il contrario, come è sempre accaduto e come sarebbe giusto.

HABEMUS PAPAM, film

Nel film “Habemus Papam” (di Nanni Moretti, 2011), il Papa (simbolicamente il padre) non è in grado di esercitare il suo potere: il balcone del Papa è vuoto ed egli urla la sua disperazione e la sua paura rifiutando il suo ruolo. Ecco ciò che sta accadendo ad alcune figure paterne.

LA STRADA, libro

Nel libro “La strada” di Cormac McCarthy, la legge della parola del padre, quella che dovrebbe guidare il figlio, si trasforma in legge della violenza. La storia narra un futuro non lontano dove la società è caratterizzata da devastazione e cannibalismo, dove non esiste nulla, nessun Dio, nessun padre. Il messaggio sembra essere nessun padre ci può più salvare. Ciononostante a un certo punto ecco che il padre protagonista ripone l’unica sua fiducia e speranza nel figlio, sussurrandogli, mentre il piccolo si sta addormentando: “Ecco, io ho te”. Egli non ha altro, ma la paternità dà un senso alla sua esistenza nonostante egli sia circondato da un mare di nulla.

La società raccontata nel libro è basata sul cannibalismo: adulti che divorano esseri umani e bambini, compresi genitori che divorano i propri figli.

Che cosa simboleggia l’antropofagia (altro termine per definire il cannibalismo)?
Simboleggia il tentativo, ma soprattutto la forte tentazione del genitore di attribuire un proprio desiderio ai figli (bramosia di avere i figli come una copia del proprio sé). In altre parole il genitore che divora il figlio per inglobarlo e farlo divenire uno con se stesso, privandolo della sua libertà, peculiarità di essere umano, staccato dal genitore.

“Quando si svegliava in mezzo ai boschi, nel buio e nel freddo della notte, allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo. La sua mano si alzava e si abbassava a ogni prezioso respiro. Si tolse di dosso il telo di plastica, si tirò su avvolto nei vestiti e nelle coperte puzzolenti e guardò verso est in cerca di luce. Ma non c’era.”

La tenerezza con cui la mano del padre testimone, non impugna più nessuna frusta, non impugna più nessun bastone, ma accompagna il movimento del corpo del bambino… è la mano che custodisce il suo respiro. Il grande dono che questo padre fa a suo figlio, e che ogni padre dovrebbe fare al proprio figlio, è avere fede nei confronti del desiderio del figlio.

LA VITA È BELLA, film

Roberto Benigni, nel film, non è il padre della parola, la parola che guida e dà potenza al figlio, è il padre della vulnerabilità. È colui che si mostra nella sua fragilità di essere umano e nel contempo protegge e mette al riparo il figlio sempre, comunque e a qualunque costo. Di fronte agli orrori della deportazione in un campo di concentramento, difende il proprio cucciolo con il potere della parola. Questa incresciosa avventura viene da lui raccontata al figlio con fantasia, ironia e inventiva generando un gioco in cui egli mette il piccolo al riparo dal trauma della prigionia e dalla paura della morte.

MILLION DOLLAR BABY, film

Non sempre con i figli biologici si instaurano buoni rapporti e non sempre il padre biologico assume il ruolo di padre nei confronti dei propri figli, a volte, però, può accadere con figli adottivi. Ecco un padre, allenatore di pugilato, che vive una frattura con il femminile dovuta a un inesistente rapporto con la figlia biologica. Ed ecco che avviene la sua rivalsa nel momento in cui instaura, anche se a fatica, una relazione con una ragazza pugile che dovrà allenare. Il suo ruolo di allenatore è assolutamente in linea con un ipotetico ruolo di padre. L’allenatore insegna la postura alla ragazza, come un padre insegnerebbe al figlio l’atto del camminare. Addirittura s’inginocchia ai suoi piedi (un segno di quasi devozione) mimando un appoggio sul quale la ragazza può costruire il suo essere al mondo. Uno dei compiti del padre è quello di fornire gli strumenti per sviluppare la vocazione del figlio. Nel film Frankie (Clint Eastwood) aiuta Maggie (Hilary Swank) a sviluppare il suo talento nel mondo della box. Il finale attutisce il senso di colpa di Frankie di fronte all’infermità di Maggie. Sarà la ragazza stessa ad aiutarlo dicendogli che lui le ha permesso di realizzare un sogno e di assaporare il senso del suo stare al mondo. Anche questo dovrebbe fare un padre: instradare il proprio figlio alla scoperta del proprio senso di vita e della forza del desiderio.

 

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