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Antonino ci insegna a guardare oltre le diversità

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Antonino ci insegna a guardare oltre le diversità

Iniziamo il nostro approfondimento su “Il pentolino di Antonino” osservando il titolo…

La parola pentolino è scritta in minuscolo, in nero e con l’iniziale “p” in rosso; il nome Antonino è scritto anch’esso in nero, ma con la “A” maiuscola e in verde.

Pensate che sia casuale? Noi non crediamo!

Leggendo scoprirete che il pentolino simboleggia il punto di debolezza, la diversità, oppure un handicap, quindi è giusto che sia scritto minuscolo e con il colore rosso che significa attenzione o alt (come ad esempio il rosso del semaforo). Il pentolino deve giustamente essere differenziato dal bambino Antonino, che è un essere umano ed è scritto in maiuscolo con il colore verde. Il verde, in contrapposizione con il rosso, simboleggia invece il lasciapassare, ciò che è giusto o permesso (oltre all’equilibrio totale, fatto di armonia e amore).

Non è un caso quindi la scelta di questi due colori: il rosso che in qualche modo penalizza l’oggetto e il verde che dà il giusto valore al bambino in quanto persona. Per tutta la storia il pentolino di fatto è rosso e Antonino porta una maglia verde.

Jolanda, ci confermi che questo handicap può essere inteso come una diversità?

Certo! Il pentolino rappresenta un punto di debolezza del bambino che può essere un handicap fisico o mentale, ma anche una semplice dislessia, o un semplice sovrappeso o una limitata o eccessiva altezza ad esempio. Comunque una diversità rispetto a quello che solitamente viene descritto come normalità. E’ difficile, anzi difficilissimo, definire con precisione che cosa sia normale.

Ogni bambino e ogni essere umano è speciale e irripetibile e va amato per quello che è, nonostante la sua diversità, anzi anche a causa della sua diversità, che lo rende davvero una persona unica al mondo.

Torniamo al nostro racconto. Ci sarebbero mille parentesi da aprire, e mille argomentazioni da affrontare, ma mi sento semplicemente di esprimere questo concetto. L’amore, l’accettazione, l’accoglienza sono le prime e fondamentali armi per permettere al bambino di esprimersi al meglio delle sue capacità, nonostante i suoi potenziali handicap o punti di debolezza.

Quando Antonino trova “la persona giusta” riesce a fare del suo handicap una risorsa. Questa persona può essere un genitore, un insegnante, una figura di riferimento, insomma qualcuno che crede in lui, lo accetta per ciò che è e lo stimola a superare i suoi limiti.

In questo modo Antonino torna a socializzare, giocare, e fare tutto quello che comunemente è possibile fare. Ecco che avviene una rinascita. Antonino dopo essersi nascosto sotto il suo pentolino, ricompare e cresce felice e consapevole di tutte le sue risorse e abilità.

Il punto di debolezza rimane e non viene nascosto, tutt’altro: viene chiuso in un involucro per essere di minore intralcio. Quindi non è un nascondere per soffocare o negare la difficoltà, ma una sua ricollocazione nel posto giusto.

Ci parli della personalità di Antonino?

Antonino è dolce, sensibile, buono, affettuoso e dotato di una grande creatività. Egli è molto di più del suo handicap. Peccato che in generale tendiamo a soffermarci sempre sul negativo e non sul positivo delle persone, e dei bambini nella fattispecie. Questo è un difetto dell’essere umano poco consapevole. La nostra educazione spesso ci porta a giudicare e a rilevare subito ciò che non funziona, piuttosto che ciò che funziona. Sarebbe auspicabile che di fronte a questo atteggiamento, tutti imparassimo a modificarci.

Antonino mostra anche un carattere aggressivo che ovviamente viene enfatizzato nel momento in cui egli è incompreso e fa fatica a raggiungere i suoi obiettivi. Questo è normale. L’aggressività è figlia della paura: timore di non essere amati, accettati perché sbagliati.

Antonino si sente così: frustrato e incapace ma soprattutto sbagliato, rotto, non funzionante. Alla fine recupererà grazie all’amore e all’accettazione.

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