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5 spunti di riflessione su Pezzettino

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5 spunti di riflessione su Pezzettino

Oggi, insieme con la nostra amica Jolanda inauguriamo la nuova rubrica Approfondiamo con la counselor e vi proponiamo 5 spunti di riflessione su Pezzettino.

Nella recensione pubblicata qualche giorno fa, e che vi invitiamo a leggere, abbiamo individuato tre tematiche fondamentali: accettazione, identità, autostima. Jolanda ci propone una nuova chiave di lettura e offre 5 spunti di riflessione sull’evoluzione del bambino e dell’adulto.
Buona lettura!

Il viaggio di Pezzettino ci invita a esplorare il complesso tema dell’identità. Puoi spiegarci come la ricerca dell’identità contribuisca alla costruzione della personalità del bambino?

La ricerca dell’identità è una predisposizione che riguarda tutti i bambini a partire dai primissimi anni di vita, quando vi è un oggettivo distacco dalla mamma (ad esempio la fine dell’allattamento) o dalle figure di riferimento e quando iniziano a percepire la differenza tra il mondo esterno e interno (il proprio corpo).

Dall’anno di età in poi compaiono le tipiche frasi “È mio!” oppure “È tutto mio” arrivando a strappare di mano oggetti di varia natura, anche se non gli appartengono. Questo non significa che tutti i bambini siano egoisti. In questo momento il piccolo è convinto che tutto il mondo giri attorno a lui, quindi è comprensibilissimo che pensi che tutto gli appartenga.

Questo processo di identificazione di sé si accompagna a un senso di “onnipotenza”, in cui il bambino crede che tutto ciò che lo circonda sia un prolungamento del suo essere e quindi rivendica il suo diritto al possesso su ogni oggetto. Anzi, si tratta di un passaggio obbligato nella maturazione cognitiva e nella costruzione della personalità del bambino. Questa fase che si prolunga per qualche anno in genere, comunque, dopo i quattro anni circa viene superata e i bambini imparano a condividere più facilmente le proprie cose con gli altri.

Provate a pensare a come vi siete comportati di fronte a un atteggiamento più o meno aggressivo o capriccioso del vostro bambino nel rivendicare un oggetto.

Abbiamo notato che gli altri personaggi, amici di Pezzettino, si sentono in qualche modo superiori e sembra quasi che si crei una sorta di competizione tra loro. Ci parli della competizione?

In generale, la competizione compare indicativamente attorno agli 8/9 anni del bambino. Esistono due tipi di competizione riscontrate in relazione al contesto sia scolastico che sportivo:

  • competizione interindividuale ovvero desiderio di fare meglio di altri e di vincere (volontà di dimostrarsi superiori agli altri);
  • competizione orientata all’obiettivo ovvero desiderio di eccellere, raggiungere un obiettivo e fare del proprio meglio (volontà di misurare la propria performance con quella degli altri al fine di migliorare se stessi).

A tal riguardo, è d’obbligo sottolineare l’importanza di ciò che il bambino vive prima all’interno della sua famiglia e, in seguito, in altri contesti quali la scuola, le palestre, ecc. Risulta, quindi, determinante l’esempio dei genitori o di altre figure adulte di riferimento. Premesso ciò, risulta evidente che in un ambiente dove vige l’arrivismo calcolato e l’invidia verso l’altro in genere, potrebbe accadere che il bambino tenda a ripetere la modalità imparata.

In conclusione, è auspicabile indirizzare il bambino verso la seconda forma di competizione, finalizzata a esprimere i propri talenti e superare i propri limiti, indubbiamente più sana.

Parlando ancora degli amici di Pezzettino abbiamo riscontrato anche una forma di egocentrismo, ovvero essi si ritengono in qualche modo più completi e quindi migliori. Sappiamo che la tematica dell’Ego è talmente vasta e complessa che sarebbe impossibile trattarla in poco tempo, ma che cosa puoi spiegarci brevemente?

L’ego è parte dell’essere umano. Secondo Freud l’ego è una struttura organizzatrice, la parte razionale che ha il compito di controllare le pulsioni e le esigenze sociali di una persona, quelle animate da un istinto primitivo.

Egocentrato deriva appunto dal termine ego. L’adulto è solitamente egocentrato, il bambino piccolo non lo è, perlomeno non in età infantile (da 0 a 7 anni circa).

I personaggi di Pezzettino sono egocentrati, ovvero, sentendosi compiuti, quindi perfetti, guardano Pezzettino con superiorità. Personaggi tutt’altro che umili che non sono in grado di mettersi in discussione.

Non ci si aspetta che i bambini che leggono, ascoltano o osservano di questo libro possano comprendere questo concetto e trarne insegnamento, ma i genitori sì. Anche in questo caso dei genitori consapevoli di se stessi, che siano in grado di mantenere un’umiltà di fondo, potranno essere di grande esempio per i propri figli.

Essere umili significa conoscere se stessi e avere un grande rispetto per sé, gli altri, la natura e l’ambiente circostante. Nel racconto di cui parliamo c’è un saggio che dà a Pezzettino il consiglio più giusto, andare su un’isola deserta a trovare se stesso. Il saggio vive in una grotta e quindi egli è in grado di bastare a se stesso perché nella solitudine si è trovato.

Provate a pensare a un aneddoto in cui avete dato un chiaro esempio di umiltà a vostro figlio. Oppure, al contrario, quando vi siete comportati in un modo presuntuoso (egocentrato) nei confronti di vostro figlio.

Perché il viaggio interiore di Pezzettino, alla ricerca dei suoi pezzi mancanti, è fondamentale per la scoperta della sua identità?

Per scoprire la propria identità ognuno di noi dovrebbe raccogliersi e cercarla dentro di sé. Nella metafora di Pezzettino egli cerca se stesso chiedendo ad altri. Sarà solo attraverso un viaggio faticososofferente e in completa solitudine, che egli crescerà e troverà se stesso.

Prima di compiere il viaggio avrà una guida, il saggio, che gli indicherà la strada. Il saggio potrebbe essere uno dei due genitori, o entrambi, un insegnante o una figura di riferimento. La strada alla scoperta della propria identità e verso la crescita condurrà nella parte più profonda di noi stessi, ed è lì che va ricercata.

Nel momento in cui Pezzettino si è ritrovato sembra quasi che i suoi amici non capiscano la sua felicità ma dicano di essere felici comunque. Puoi confermarci che la felicità può essere contagiosa?

Assolutamente sì!

La felicità di Pezzettino, infatti, dopo essersi ritrovato (o forse trovato per la prima volta) e aver compreso non solo chi è, ma anche qual è il suo posto nell’esistenza, è contagiosa.

Una volta che ha compreso che lui è composto di tanti piccoli pezzi, tutti diversi e opposti tra loro, e non ha bisogno di altro, se non di se stesso, lui è felice e tutti gli amici sono contenti per lui e con lui.

Pensate a quante volte di fronte alla felicità di vostro figlio è scomparsa tutta la tristezza, le preoccupazioni, l’ansia e sono apparsi sorrisi, risate e buonumore 😊

Ringraziamo Jolanda di counselingdivita.it

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