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3 spunti di riflessione su “Che rabbia!”

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3 spunti di riflessione su “Che rabbia!”

Oggi con Jolanda approfondiamo le tematiche di “Che rabbia!”.

Che suggerimenti puoi dare a noi genitori per aiutare i nostri figli a gestire l’emozione della rabbia?

Roberto, il protagonista di questo libro, viene mandato in camera sua dopo una serie di episodi di disobbedienza e capricci. Qui egli sente crescere la rabbia dentro di sé (diventa sempre più rosso). A quel punto incomincia a farla uscire attraverso la bocca e si materializza un grande mostro (non a caso rosso) che simboleggia tutta la carica esplosiva contenuta in Roberto.

La Cosa, così viene chiamato il mostro, fa volare qualunque oggetto incontri (comodino, letto, libri ecc.). Solo quando giungerà al baule dei giocattoli, sarà Roberto stesso a fermare la Cosa rimproverandola con fermezza. Roberto ha voluto difendere tutti gli oggetti di sua proprietà e si dispiace dell’accaduto tant’è che risistema tutte le cose sparpagliate per la stanza. Sotto una sedia trova la Cosa che si è ridimensionata diventando piccola. A questo punto Roberto la rinchiude in una scatola ed è pronto a scendere di nuovo in cucina e chiede al padre se è rimasto del dolce.

Roberto, come tutti i bambini, non è in grado di controllarsi e di “tenere a freno” i suoi freni inibitori * (scusate il gioco di parole). Nel momento in cui ciò che lo riguarda direttamente e gli appartiene (i suoi giochi) è in pericolo, egli reagisce distaccandosi emotivamente dalla rabbia e ridimensionandola (la Cosa diventa sempre più piccola). Avviene una sorta di risveglio, a dire il vero un po’ tumultuoso tradotto con un insulto. D’altro canto i bambini sono molto più impulsivi di noi adulti, e con molti meno filtri.

È importante che il bambino dopo una sgridata venga lasciato solo. In questo momento di solitudine vi è una sorta di catarsi (trasformazione) che avviene all’interno del bambino stesso, in cui interiorizza e dà un suo senso, inconsciamente, all’accaduto. È in questa stessa solitudine che scarica la rabbia e ritorna tranquillo, riuscendo con le proprie forze a gestire questa emozione.

La rabbia è spesso dettata dalla paura e dal senso di colpa: paura di essere abbandonati (in questo caso dal papà) e senso di colpa per il torto commesso per il quale Roberto è stato rimproverato e messo in castigo. Sappiamo che la paura non si può eliminare completamente, ma affrontandola può essere ridimensionata. Roberto alla fine riesce a dominare la paura (la Cosa) tant’è che essa è diventata piccola ed egli è in grado di rinchiuderla in una scatola. In una parola la sconfigge.

Provate a riflettere un attimo… permettete ai vostri bambini di restare in solitudine dopo una regola impartita, un rimprovero o un capriccio?

A differenza di Max di “Nel paese dei mostri selvaggi”, Roberto vive la sua rabbia in modo aggressivo. Può l’aggressività, nel momento in cui viene sfogata, avere un risvolto positivo?

Roberto diviene aggressivo e attraverso la figura della Cosa scaglia oggetti a destra e a manca. Ma sarà egli stesso a fermarsi di fronte a ciò a cui tiene maggiormente: i suoi giocattoli. È come se in quel momento, e dopo aver abbondantemente scaricato la sua rabbia, si risvegliasse e rientrasse in sé. Roberto ha fatto scoppiare la carica esplosiva contenuta in sé ed è finalmente libero di tornare a una sua pace interiore. È importante poter scaricare la rabbia. Sentiamoci liberi di lasciar sfogare il nostro bambino. L’importante è che la sua animosità non leda se stesso o gli altri.

Avete mai provato a pensare di bloccare sul nascere l’aggressività dei vostri figli? O la lasciate liberamente sfogare (per quanto possibile)?

A differenza di tanti altri albi illustrati, in “Che rabbia!” viene data rilevanza alla figura del padre in alternativa alla costante presenza della madre. Ci parli dell’importanza della distinzione dei ruoli all’interno della famiglia?

I poli opposti delle figure materna e paterna sono di fondamentale importanza per il bambino. Così come è significativo che i ruoli siano ben definiti. La madre accoglie, il padre detta le regole. Di fronte quindi a un atteggiamento severo e rigoroso di un padre “educatore”, troviamo una mamma sicuramente “educatrice” ma che sappia curare, consolare e accogliere a braccia aperte il bambino ferito e rappresenti un porto sicuro per il proprio figlio. La madre dovrebbe prendersi cura della prole in modo non anonimo: ha il compito di dire sì, ti ho voluto, ti ho desiderato, sei al mondo perché sei stato fortemente voluto. Non sottovalutiamo questo importantissimo aspetto.

Riflettete se le dinamiche della mamma accogliente e del padre severo siano presenti nella vostra famiglia, o se avviene il contrario.

Vi sono piaciute queste riflessioni? Avete qualcosa da aggiungere?
Continuate a seguirci 💪🏼.

* I freni inibitori, nell’analisi della struttura psichica ereditata da Sigmund Freud, sono le leggi morali presenti nel nostro subconscio. Queste leggi, assimilate dalla cultura di appartenenza, frenerebbero l’istinto di distruzione (rivolto verso sé o verso gli altri) chiamato da Freud thanatos o destrudo. A opporsi all’istinto di morte o distruzione, è quello dell’amore, da Freud chiamato eros. La sede delle pulsioni negative e positive risiede nell’inconscio.

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